Il brivido della caccia: un’ossessione infantile per l’avvistamento di supercar

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Il ronzio di una notifica. Un avvistamento confermato: l’obiettivo, una macchina rara e potente, si sta muovendo attraverso Hyde Park Corner. Questa non è la scena di un thriller di spionaggio, ma il ricordo di un’ossessione adolescenziale: il mondo dell’avvistamento di supercar di fascia alta.

Per anni, la ricerca dell’esotismo automobilistico ha definito i fine settimana. L’inseguimento non riguardava la velocità o le prestazioni, ma il brivido della caccia stessa. Che si trattasse di rintracciare una Pagani Zonda, una Koenigsegg CCX o un’Aston Martin One-77, l’obiettivo era semplice: essere il primo a trovare e fotografare i veicoli più stravaganti della città.

Dalle origini rurali alla ricerca urbana

Il viaggio non è iniziato a Londra, ma nella tranquilla campagna del Dorset. L’esposizione è arrivata attraverso i social media, dove gli scorci di supercar che si aggiravano per la capitale hanno suscitato fascino. Il primo pellegrinaggio a Knightsbridge, con un padre al seguito con riluttanza, ha prodotto più di un semplice avvistamento. Una Ferrari California venne considerata insignificante… finché una Bugatti Veyron Grand Sport color crema non svoltò l’angolo successivo.

Quel giorno ha stabilito il modello: mappe meticolosamente disegnate basate su avvistamenti online, che hanno portato all’incontro con una Pagani Huayra, una Mercedes-Benz G63 a sei ruote e persino una Ferrari F40 parcheggiata in strada. Era una dipendenza forgiata nel cuore delle ricche enclavi londinesi.

Il fascino dell’inseguimento

L’appello non riguardava solo le auto stesse. La sfida era: anticipare i movimenti, tagliare il traffico e navigare nella città per intercettare questi unicorni automobilistici. I primi giorni richiedevano pazienza, un occhio attento e la volontà di trascorrere ore a piedi, con la macchina fotografica in mano. La ricompensa? Uno sguardo fugace, una fotografia perfetta e la soddisfazione di essere tra i primi a documentare queste rare macchine nel loro habitat naturale.

L’avvistamento di supercar era più di un hobby; è stata un’immersione in un mondo di ricchezza, potere e ricerca incessante dello straordinario.

L’ossessione si è affievolita con il tempo, ma il ricordo di quelle cacce resta vivido. Ci ricorda che a volte le esperienze più esaltanti non riguardano la destinazione, ma l’inseguimento stesso.